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"Il futuro: uno sviluppo sostenibile per tutta la provincia, focus sulla sanità e... pensiamo alla Lunezia"

di Umberto Costamagna - Il futuro adesso n. 14. La parola ai candidati alle regionali. Francesco Battistini (Linea Condivisa – Sinistra per Sansa).

 

È stato uno dei più attivi consiglieri regionali di questa amministrazione (452 interrogazioni a risposta immediata su 1470, tanto per citare un dato) dove ci è approdato dalla liusta del Movimento % Stelle ma dal quale è uscito per trasformare, insieme ad altri, un’associazione, Linea Condivisa, e coagularla insieme ad altri in un progetto politico che ha preso il nome di Linea Condivisa – Sinistra e che oggi appoggia la candidatura di Ferruccio Sansa.
Francesco Battistini, 40 anni, una laurea in Informatica Umanistica all’Università di Pisa, di professione sviluppatore informatico, è sempre stato molto presente nell’azione politica soprattutto sui temi dell’ambiente.

Ha risposto alle nostre domande sul “futuro adesso” e sugli impegni della sua attività politica regionale elencando una serie di temi che vi proponiamo qui di seguito.

G.d.S. - Sono passati 151 anni da quando il generale e architetto Domenico Chiodo inaugurò l’Arsenale Militare della nostra città. Da quel giorno cambiò radicalmente la natura e il destino di Spezia e degli spezzini. Quella che sembrava destinata a diventare una “splendida perla sul mar”, una città turistica e a vocazione terziaria, si trasformò prima in una città militare, basata sul parastato e successivamente in una città industriale legata alla difesa. Poi, negli anni Sessanta del secolo scorso, in maniera quasi casuale, si ricominciò piano piano a riconsiderare la natura turistica della nostra terra. Il risultato oggi? Una citta “mesciüa” dove si mischiano panorami mozzafiato e oasi di una bellezza straordinaria agli insediamenti industriali e portuali, dove le attività cantieristiche di eccellenza hanno fatto fatica a conquistarsi un giusto spazio. Insomma, ma che razza di città è oggi Spezia e la sua provincia?

Francesco Battistini. La Spezia è una città che può fare, di quel che sembra essere una debolezza, un suo punto di forza. È assolutamente vero: in città, e in generale in tutta la provincia, si alternano paesaggi naturali bellissimi ad aree fortemente antropizzate e industrializzate. Io preferisco, però, ampliare la visuale e parlare di una provincia che può e deve lavorare in sinergia per costruire il proprio futuro.
La Spezia deve essere il nodo nevralgico di ciò che ruota attorno a lei. La Val di Magra, con la sua cultura architettonica, artistica e culinaria tipicamente medievale e più affine alla Toscana che non ai piccoli borghi liguri. La Val di Vara, con la sua tradizione agricola, la vocazione per il biologico, i prodotti d'eccellenza e i piccoli paesi dal sapore montano anche se a ridosso di una cosa meravigliosa. Le Cinque Terre, fino a Levanto e Deiva, con il loro mare cristallino, un turismo di qualità da coltivare e uno mordi e fuggi fin troppo sviluppato e da regolamentare. La Spezia e la sua provincia hanno tutte le carte in regola per puntare al futuro dove sviluppo sostenibile, tutela ambientale, bellezze naturali, architettoniche e culturali coesistono in un susseguirsi quasi da lasciare senza fiato.

G.d.S. Proviamo a immaginare il futuro adesso. Quello che vedranno i nostri figli e i nostri nipoti. Quale città gli stiamo preparando? O meglio, quale città pensi che valga la pena di preparare loro? E quale sarà il tuo nuovo impegno in Regione in questo senso?

F.B. Il futuro deve essere pensato attorno al concetto di sviluppo sostenibile. Ci sono aree immense da riprogettare. Gli oltre 70 ettari della Centrale ENEL e poi un Arsenale militare che deve concedere alla città tutte quelle aree che non utilizza più.
Iniziamo da ENEL. Diciamo stop alle fonti fossili ma avviamo un percorso di riconversione che parta dalle esigenze del territorio. La stessa società elettrica ha ideato un percorso chiamato Futur-E per ridisegnare l'assetto produttivo delle sue aree. Come già successo per le altre 23 centrali in via di riconversione, avviamolo anche alla Spezia e pensiamo in grande: produzione elettrica da fonti rinnovabili, parchi di stoccaggio dell'energia prodotta, centro di ricerca green e soprattutto industria ad alta tecnologia e basso impatto ambientale. La mobilità elettrica e a idrogeno sono due frontiere alle quali arrivare e Spezia può esserne il punto di riferimento.
Avviamo un dialogo con la Marina Militare e il Ministero della Difesa. Ci sono aree da bonificare: amianto e scorie di produzione e demolizione. Ci sono poi intere zone ormai non più strategiche che devono rientrare in possesso della città sia in chiave produttiva sia in chiave di servizi e utilizzo sociale.
Un'altra grande risorsa è Leonardo (ex OTO Melara) dobbiamo “imbrigliare” l'azienda in un percorso che punti a scardinare il massimo profitto in nome della qualità e del sostegno al territorio. Si deve tornare, per l'indotto, a puntare sulle aziende medio/piccole che hanno sede e che operano qui.
Dobbiamo creare un polo della Difesa che, anche in chiave logistica, tenga assieme Leonardo con Fincantieri e ne rilanci il ruolo strategico non solo per l'Italia ma per l'Europa.
Il porto poi va reso ambientalmente compatibile anche per farlo coesistere e convivere coi quartieri che lo circondano e i cittadini che vi abitano. Una infrastruttura importante, se vogliamo dar maggior forza e competitività al nostro porto, è il raddoppio della Pontremolese per connettere rapidamente La Spezia alle grandi aree produttive del nord Italia e dell'Europa.
La cantieristica nautica va ulteriormente sostenuta e gli enti di istruzione e formazione devono contribuire a creare alla Spezia un vero e proprio polo d'eccellenza mondiale nel settore. Dove ricerca, tecnologia, compatibilità ambientale e design coesistono e si alimentano a vicenda. Abbiamo oltre ai cantieri una miriade di piccole aziende ad alto fattore tecnologico, sosteniamole!
Poi c'è il turismo: promozione e sinergia tra territori. I distretti turistici, come quelli della Val di Magra, non sono ancora stati attivati benché esistano, almeno sulla carta. Noi dobbiamo sfruttare le potenzialità enormi che il nostro territorio ci offre. Le Cinque Terre sono il nostro fiore all'occhiello nel mondo dobbiamo però preoccuparci della manutenzione costante del territorio e del sostegno a chi vi risiede e vi opera. In questo senso l'agricoltura e l'unicità del nostro patrimonio agroalimentare diventano punti essenziali su cui investire. L'isola Palmaria è poi un simbolo che dobbiamo tutelare: è l'unica isola abitata della Regione Liguria. Un patrimonio che deve rimanere selvaggio, naturale e soprattutto fruibile da tutti.

G.d.S. Cerca di trasformare questo “sogno” ideale in un progetto concreto su cui lavorare fin da subito. Cosa c’è o cosa ci sarebbe da fare per “scaricare a terra” questa idea? Quali obiettivi primari per la nostra provincia proporrai nell’azione della prossima legislatura regionale?

F.B. I punti descritti in precedenza non sono sogni ma progetti realizzabili. Ci sono tavoli di confronto mai aperti da avviare: coi Ministeri e le grandi aziende italiane. Facciamolo immediatamente. Ci sono percorsi attivabili fin da subito: Futur-E ed ENEL-X per la riconversione dell'area di Vallegrande.
Io sposterei però l'attenzione su quello che è il principale nodo dell'attività regionale: il governo del Sistema Sanitario, che incide per circa l'80% sul bilancio della Liguria. Da subito smantelliamo la super ASL A.Li.Sa. voluta da questa Giunta Regionale e passata da un costo di 50 milioni di euro nel 2016 a ben 130 milioni annui nel 2019. Un carrozzone dirigenziale privo di senso e che depaupera risorse importanti a ciò che davvero serve al cittadino: il comparto operativo. Più medici, più infermieri, più OSS e più tecnici e ausiliari. Dobbiamo anche aprire ad una grande stagione di internalizzazioni di personale. Troppi appalti in cui gli operatori spesso vengono pagati poco e hanno scarse tutele e diritti. Un'idea che ho lanciato e che avvieremo subito è una società in-house, come già fatto in Puglia, che possa intanto internalizzare direttamente i 158 operatori socio sanitari di Coopservice e poi che riporti dentro gli ausiliari, le cure territoriali, gli infermieri dell'hospice e tutto il comparto pulizie. Dobbiamo anche riequilibrare le risorse tra territori: all'appello, in ASL5, mancano più di 70 infermieri, 20 profili medici e un centinaio di OSS.
Il Nuovo Felettino è da rimettere in cantiere perché la provincia ha bisogno di un nuovo ospedale efficiente e moderno. Insomma, investiremo, finalmente, tutte le attenzioni e le cure al nostro Sistema Sanitario Regionale per abbattere le liste d'attesa e offrire il miglior servizio possibile ai cittadini.

G.d.S. La politica, si dice, è l’arte del possibile. Ma è anche, come insegnava don Lorenzo Milani, il modo per “sortire insieme dai problemi comuni”. E allora che fare per cercare, qui e ora, di costruire e raggiungere quel futuro che hai immaginato per Spezia, quel futuro-bene-comune per i cittadini che verranno?

F.B. L'ho già ampiamente spiegato sopra ma un punto che non ho ancora trattato è quello dei finanziamenti europei. I prossimi anni saranno molto importanti. A breve si inizierà la programmazione dei nuovi fondi: centinaia di milioni di euro da investire sul territorio, tenendo finalmente presente le vere esigenze della comunità. Dobbiamo investire di più e soprattutto meglio. Rendere nuovamente efficiente l'ufficio regionale a Bruxelles, aprire un centro dedicato ai bandi e ai progetti europei che possa sostenere e affiancare gli Enti, i Comuni e chi vuole utilizzare i fondi disponibili. Dobbiamo creare un fondo strategico dotazione che serva ad alimentare le quote di compartecipazione all'investimento.

G.d.S. Che ruolo vedi per la nostra città all’interno della realtà ligure?

F.B. La Spezia è la porta delle Cinque Terre. È il secondo porto d'Italia dopo Genova per mobilitazione di merci. È una città che ha una vocazione turistica e nello stesso tempo industriale molto forte. Deve e può pesare di più sia in ottica regionale sia come punto di riferimento strategico di un'area ben più vasta: la Lunezia. Una regione finora mancata ma che idealmente abbraccia parte dell'Emilia, la Toscana del nord e il levante ligure.

 

Qui i link ai precedenti interventi de “Il Futuro Adesso”:
N. 1. Intervista a Filippo Lubrano
N. 2. Intervista a Lara Ghiglione
N. 3. Intervista a Enzo Papi
N. 4. Intervista a Gino Ragnetti
N. 5. Intervista a Angelo "Ciccio" Delsanto
N. 6. Intervista all'associazione "Murati Vivi"  
N. 7. Intervista al Sindaco Pierluigi Peracchini
N. 8. Intervista a Roberto Alinghieri
N. 9. Intervista a Giorgio Pagano
N. 10. Intervista a Pier Aldo Canessa
N. 11. Intervista a Dina Nobili
N. 12. Intervista a Davide Natale
N. 13. Intervista a Fabio Cenerini

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