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Intervista al medico spezzino tra i primi vaccinati contro il Covid: "E' la luce in fondo al tunnel"

Sono sicuri? Sono efficaci? Quanto tempo servirà perchè effettivamente si possa sconfiggere il virus? Il Dottor Lucchi risponde a questi e altri interrogativi che tanti si pongono.

A distanza di otto mesi da quando lo avevamo intervistato (rigorosamente a distanza) per fare il punto della situazione al culmine della prima ondata Covid, abbiamo parlato nuovamente con il Dottor Marco Lucchi, spezzino, Direttore della Chirurgia Toracica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, ancora rigorosamente a distanza, ma con, anche a suo dire, una grande speranza in più e l'auspicio che si cominci davvero a vedere la luce in fondo al tunnel. Abbiamo "incontra" nuovamente il Dottor Lucchi perchè è stato uno dei primi a ricevere il vaccino anti-Covid.
Dall'alto della sua esperienza, ecco che cosa ci ha detto su questo momento che è stato definito "storico", ma anche sui vaccini anti-Covid nel complesso e sul grande lavoro fatto dalla scienza per arrivare in così pochi mesi ad avere la soluzione (si spera definitiva) per questa malattia che ha ucciso e sta ancora uccidendo milioni di persone in tutto il Mondo, direttamente ma anche indirettamente, come ci conferma il medico spezzino.

 

 

Nell'intervista che le abbiamo fatto ad aprile, in pieno lockdown ed emergenza, aveva parlato dei vaccini come “unica soluzione” e di tempi che non sarebbero stati brevi. Si aspettava che si sarebbe arrivati a dieci mesi dallo scoppio dell'epidemia ad avere un primo vaccino ed altri che a breve dovrebbero ricevere le ultime autorizzazioni?
Non me lo aspettavo assolutamente perché, nella storia della Medicina, i tempi dello sviluppo di un vaccino sono sempre stati più lunghi. Allora come oggi il vaccino, per la prevenzione dell’infezione, e gli anticorpi monoclonali, per i casi di diagnosi precoce, sono le basi della medicina per sconfiggere le infezioni virali e in particolare le pandemie. A tutte le persone diffidenti vorrei però dire che la tecnologia messa in campo per lo sviluppo dei vaccini Pfizer e Moderna era conosciuta da molto tempo e le Big Companies del Farmaco hanno accelerato tutti i test sufficienti per entrare in commercio. Uno studio sugli effetti collaterali a lungo termine non era possibile condurlo, vista l’urgenza della pandemia, ma direi che scientificamente non ci dovrebbero essere.

Lei è stato tra i primi medici che lavorano in Toscana ad essere vaccinato. Quali le emozioni che vuole condividere sul significato di questo momento?
Questo lo faccio molto volentieri. Avevo dato l’assenso alla campagna vaccinale regionale e speravo che questo sarebbe stato fatto in tempi brevi, ma non prima di metà gennaio. Quando mi hanno chiamato telefonicamente dalla Direzione Sanitaria ho subito pensato a uno scherzo dei miei amici. Quando mi sono reso conto che non era uno scherzo ho provato a dire che c’erano Colleghi che per età e patologie pregresse avevano la precedenza. Mi è stato detto che era il frutto di un sorteggio e non potevo cedere il mio posto e quindi ho accettato. Da quel momento ho vissuto tantissime emozioni: ho ripensato a questi 10 mesi che sono stati una tempesta emozionale negativa e a quello che avrei voluto fare per svegliarmi da un incubo.
Non è retorica dire che questa è la luce in fondo al tunnel. Io rispetto chi vuole rimanere nel tunnel, ma invito tutti a volere interrompere la circolazione del virus.
Poco prima della vaccinazione ho pensato a un amico/collega della Spezia che in questo momento è nella nostra Terapia Intensiva in gravi condizioni e ho detto una preghiera per lui. Se ci pensate tutti abbiamo le giuste motivazioni per vaccinarci.

Da medico, che cosa si sente di dire a chi ha timore ad effettuare il vaccino? E' sicuro? Ci sono differenze sostanziali, sul fronte efficacia e sicurezza, tra il vaccino BioNTech/Pfizer e gli altri che dovrebbero essere approvati a breve?
Io che sono uomo di scienza (anche i chirurghi lo sono) ho compreso il razionale per cui questo vaccino (come altri) dovrebbe funzionare e guardo con un sorriso al futuro. Non ci sono grosse differenze di efficacia tra questo vaccino e gli altri. Anche gli effetti collaterali a breve sono similari e accettabili. Gli studi comparativi non sono al momento eseguibili e quindi non è possibile fare una scelta del vaccino. Sugli effetti collaterali nel lungo periodo nessuno si può esprimere, ma io sarei fiducioso. Vero che manca uno studio sul lungo periodo, ma questo non possiamo permettercelo, e in fondo non è molto diverso da quando io propongo un intervento estremo, a volte mai eseguito prima, per cercare di risolvere una patologia altrimenti non trattabile. Non abbiamo una alternativa e non possiamo prendere tempo per decidere, il virus è sicuramente peggio del vaccino.

Quello di ieri, il Vaccine Day, è stato definito “un giorno storico”, un primo passo per il ritorno alla normalità. Bisogna però evitare di cadere nell'errore di pensare ad una vittoria contro il virus a breve termine, quanto ci vorrà perchè il vaccino possa effettivamente garantire la copertura ad una popolazione tale da rallentarne nettamente la diffusione?
Un primo passo appunto, se otterremo l’effetto “gregge” e il virus non circolerà avremo vinto la nostra battaglia, ma sino ad allora le restrizioni andranno mantenute, adeguandole ai numeri delle persone infettate e alle situazioni. La vaccinazione deve essere fatta al più presto e questo dipende dalla organizzazione sanitaria, dalla disponibilità dei vaccini e dalla adesione della popolazione alla vaccinazione.

Lei è il Direttore della Chirurgia Toracica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana e ci aveva raccontato le tantissime difficoltà affrontate durante la prima ondata Covid e le conseguenze che questa malattia ha avuto anche su tutte le altre patologie e sulla loro cura. Quanto ci vorrà per tornare alla “normalità” nei reparti ospedalieri? Quanto per recuperare esami e trattamenti non fatti? E si può già avere una stima di quanto il Covid abbia ucciso indirettamente, ovvero per cure che non è stato possibile prestare o per diagnosi precoci che non sono state fatte?
Ho recentemente riletto quanto avevo dichiarato allora e non avrei cambiato neanche una virgola! Gli aspetti organizzativi, la difficoltà di mantenere una sorta di “normalità” e gli aspetti psicologici del paziente con gravi patologie oncologiche, magari operato, che rimane da solo in corsia per 10 giorni e a volte più, sono gli stessi che abbiamo affrontato durante la prima ondata COVID. Di contro abbiamo costruito una famiglia virtuale nelle nostre corsie e terapie intensive, siamo molto più vicini affettivamente ai pazienti e questo spero che rimanga anche dopo la fine della pandemia.
I danni collaterali della pandemia saranno stimati solo dopo la fine della pandemia stessa, ma solo il fatto che la popolazione non abbia accesso alle cure ambulatoriali, a volte anche per paura, fa pensare che tali danni saranno molto rilevanti e non più rimediabili.

Mi voglio esprimere su una data del ritorno alla “normalità”: quest’estate vaccinazione e stagione calda bloccheranno il virus, spero definitivamente.

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