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Il direttore dell’Asl: “Vaccinato il 97% degli anziani. Fine di un incubo? Sì, ma facciamo attenzione”

A sei mesi dal suo arrivo alla Spezia Cavagnaro fa un primo bilancio con Gazzetta: “Ho trovato grandi professionalità, ma anche una certa resistenza al cambiamento”.

“In sanità chi dice di voler fare rivoluzioni di solito ottiene poco. Servono modifiche passo passo per migliorare i nostri servizi, io sceglierò sempre il meglio per l’Asl5”.

Geriatria “prestato” da anni alla gestione delle aziende sanitarie, Paolo Cavagnaro si è insediato alla guida dell’Asl5 a dicembre 2020, in piena pandemia, dopo aver diretto l’Asl2 di Savona. Ora che contagi, ricoveri e decessi sono in netta diminuzione, con le strutture sanitarie spezzine che sono finalmente tornate a “respirare”, il direttore generale dell’Asl traccia un primo bilancio di questo semestre di emergenza ai taccuini di Gazzetta della Spezia: dalla campagna vaccinale alle prospettive per i prossimi mesi, passando per il problema annoso delle liste d’attesa, ulteriormente complicato dalla pandemia.

Sono passati ormai sei mesi dal suo insediamento, avvenuto in piena pandemia. È l’occasione per tracciare un primo bilancio: quali sono i risultati che ha ottenuto fino ad oggi e quali le maggiori difficoltà che sta incontrando?
In questi sei mesi ovviamente l’attività di pianificazione strategica è stata difficile per via del Covid, a cui abbiamo dedicato la maggior parte delle nostre risorse fisiche e mentali. Una volta arrivato ho cercato di iniziare fin dai primi giorni: il 2 gennaio sono andato all’ospedale San Bartolomeo di Sarzana e ho riunito i responsabili, per fare il punto sulla pandemia e iniziare a utilizzare un metodo di lavoro di squadra, cercando di instaurare una collaborazione tra tutti gli attori del sistema sanitario dell’Asl.

Onestamente ho trovato grande professionalità, non solo tra i medici ma anche tra il personale del comparto e quello tecnico-amministrativo. Una cosa che ho notato, probabilmente legata anche alla stanchezza di questo periodo, è forse un po’ di resistenza al cambiamento... Ma in sanità chi dice che vuole fare rivoluzioni di regola ottiene poco: bisogna fare passo passo modifiche che migliorino la qualità del lavoro degli operatori e dell’attività sanitaria rivolta ai cittadini. Di certo quello che in sanità non bisogna dire è “si è sempre fatto così”.

Questo è lo spirito con cui ho voluto affrontare questa nuova avventura.

La campagna vaccinale sembra procedere speditamente anche nello Spezzino. Qual è lo stato dell’arte al momento?
È vero, la campagna di vaccinazione sta procedendo bene. Attualmente il 97% degli over 80 nel nostro territorio è già stato vaccinato, di cui l’84% con la seconda dose. Questo è un grande dato per il quale bisogna ringraziare i dipendenti dell’Asl che hanno organizzato e attuato la campagna, e i sindaci che hanno collaborato fattivamente, inviando a inizio campagna una lettera a ogni cittadino per favorire l’adesione.

Con le vaccinazioni degli over 80 abbiamo avuto qualche problema solo alla Spezia, dato il numero enorme di anziani. Per quanto riguarda invece gli over 70 è stato vaccinato l’83%, mentre per gli over 60 siamo arrivati all’81%.

La Liguria è entrata in zona bianca, ma cosa dobbiamo aspettarci da qui in avanti? Pensa si possa correre il pericolo di ritrovarci a settembre con altre misure restrittive a causa di una nuova ondata del virus? Insomma, secondo lei questa è la fine dell’incubo o solo una parentesi di quiete?
Secondo me è la fine di un incubo ospedaliero, varianti permettendo.

Oggi abbiamo molti meno ricoveri, attualmente abbiamo 11 pazienti in media intensità, e molti meno pazienti in rianimazione, oltre ovviamente a una netta diminuzione dei decessi. Anche la circolazione del virus si è drasticamente ridotta, ma non è scomparsa, quindi per arrivare al periodo autunnale in sicurezza bisognerà sempre prestare attenzione. Do questo consiglio: se si è all’aperto e distanziati dalle altre persone la mascherina si può togliere; se invece si è vicini ad altri è necessario indossarla.

Questa è una buona regola da mantenere, oltre ovviamente all’igiene delle mani. Quindi fine di un incubo sì, ma mantenendo sempre molta attenzione...

Uno dei temi più critici per l’Asl5 è quello della carenza di personale e delle strutture sanitarie ancora vacanti. A che punto siamo con le assunzioni e le nuove nomine?
Assumeremo 65 infermieri a tempo determinato, 35 assunzioni sono già state deliberate e il personale sta lentamente cominciando ad entrare, compatibilmente con i tradizionali tempi burocratici. Inoltre siamo in attesa della pubblicazione del bando regionale per l’assunzione di nuovi infermieri a tempo indeterminato.

Sicuramente è necessario aumentare i posti a livello nazionale per la laurea in Scienze infermieristiche, perché altrimenti rischiamo di “rubare” il personale alle strutture private accreditate mettendole in difficoltà. Abbiamo comunque portato a termine altre assunzioni, ad esempio abbiamo concluso il bando per i nuovi educatori, abbiamo quasi finito quello per le ostetriche e a luglio avremo la prima prova per gli operatori sociosanitari. In più stiamo sfruttando tutte le possibilità di mobilità e assunzioni da altre graduatorie.

Sappiamo che la pandemia ha causato ritardi e rinvii degli interventi svolti normalmente prima dell’emergenza. Ma come risponde alle tante segnalazioni che continuano ad arrivare dai cittadini sui disagi che ancora oggi si incontrano nella sanità pubblica spezzina? E qual è la situazione dei cosiddetti interventi di elezione?
Gli interventi di elezione oncologica e tutti quelli di urgenza, come quelli ortopedici, traumatologici, ecc., non sono mai stati sospesi.

Ora sono ripartiti anche gli interventi di elezione, soprattutto al San Bartolomeo che è stato dedicato in particolare a queste operazioni: per adesso abbiamo avviato una week surgery dal lunedì al venerdì in cui vengono effettuate le varie tipologie di intervento chirurgico.

E le liste d’attesa, problema annoso della nostra sanità?
Per quanto riguarda le liste d’attesa per la diagnostica e le visite specialistiche abbiamo situazioni positive e altre più difficoltose sulle grandi tecnologie. Credo che bisognerà puntare molto sull’appropriatezza prescrittiva collaborando strettamente con i medici di medicina generale e gli specialisti, come ci siamo già detti nei comitati aziendali, per utilizzare indicazioni appropriate sia per gli esami diagnostici che per le visite specialistiche.

E poi l’obiettivo sarà prendere in carico le principali patologie croniche che determinano la maggiore quantità di ricoveri, che sono lo scompenso cardiaco, la broncopneumopatia cronica ostruttiva e il diabete: quando un cittadino ad esempio entra nel percorso dello scompenso cardiaco dev’essere preso in carico interamente dalla struttura. Poi c’è l’area del malato oncologico, oggi diventato per fortuna malato cronico, che va seguito nel tempo.

Stanno andando molto bene invece gli screening del colon e della cervice uterina, mentre un po’ meno bene quello della mammella, che ha subito un grosso ritardo in quanto gran parte degli esami venivano effettuati all’ospedale San Bartolomeo e sono stati in parte ridotti, visto che la struttura è diventata un centro Covid.

Ora stiamo recuperando le donne che dovevano essere chiamate nel 2020 collaborando con l’Asl4 del Tigullio nell’ambito della Breast unit: ci daremo una mano reciproca per la lettura delle mammografie di primo livello, nel caso poi di una diagnosi di una neoplasia la paziente verrà presa in carico dall’Asl competente. A luglio poi faremo il concorso per radiologi e senologi, quindi nel giro di otto mesi-un anno dovremo riuscire a recuperare il gap accumulato a causa della pandemia.

Fin dall’inizio dell’emergenza anche in ambito sanitario hanno giocato un ruolo fondamentale le associazioni di volontariato come la Croce Rossa, le Pubbliche assistenze e la Protezione civile. Quanto pensa abbia inciso l’impegno del terzo settore nella lotta al Covid sul nostro territorio?
Per me il ruolo del volontariato è sempre stato importante, al di là di questi ultimi mesi. Per fare un esempio, nelle aziende che ho diretto ho sempre avuto un ottimo rapporto con l’Associazione dei volontari ospedalieri. In questo anno e mezzo ovviamente il ruolo dei volontari è diventato ancora più importante per rispondere all’emergenza.

Secondo me le associazioni di volontariato possono essere vere e proprie sentinelle sul territorio che ascoltano i bisogni e li portano all’azienda, per esempio all’interno del Comitato misto consultivo che abbiamo fatto ripartire, svolgendo già due riunioni.

Dopo sei mesi alla Spezia avrà capito che una delle “eterne incompiute” della nostra città è il nuovo ospedale del Felettino... A che punto siamo? Ha novità sul parere che la commissione paritetica tra ministero della Salute e Regione deve rilasciare in merito al nuovo progetto di costruzione?
Di solito noi veniamo a conoscenza delle novità sempre in ritardo perché il rapporto avviene con le strutture tecniche della Regione.

Credo però che non ci saranno problemi e che il parere sarà assolutamente positivo, bisognerà semmai vedere i tempi. In realtà si tratta semplicemente di approvare un nuovo budget economico che era già stato approvato e poi congelato dopo l’annullamento della precedente assegnazione.

Negli ultimi anni l’Asl5 è stata al centro di scandali giudiziari che hanno coinvolto i vertici dell’azienda sanitaria, come anche di feroci polemiche politiche sulle nomine dei dirigenti. Dal suo arrivo in molti si aspettano un cambio di passo: cosa risponde ai cittadini che spesso non hanno più fiducia in chi gestisce la cosa pubblica, sanità compresa?
Il cambio di passo lo interpreto in questo modo: noi siamo un ente pubblico, io credo molto nella sanità pubblica e naturalmente in un rapporto corretto col privato accreditato, che in tutte le regioni lavora in nome e per conto del servizio pubblico senza far pagare i cittadini.

Le nomine vengono fatte in base alla capacità professionali: nel caso dei primari il direttore generale sceglie tra una terna, indicata da una commissione in ordine di punteggio sia di titoli che di colloquio.

Per quanto mi riguarda la scelta avviene sempre su base professionale, io sono un medico e sceglierò sempre il meglio per l’Asl5. Credo di averlo già fatto con la nomina del nuovo primario di Ginecologia, ora nominerò anche quello di Pediatria. Certamente è difficile unire due capacità fondamentali in questa professione: il primario infatti dev’essere un bravo medico ma anche un bravo organizzatore. Oggettivamente questo non sempre avviene, ma tra le due cose personalmente preferisco sia un bravo medico.

L’obiettivo a cui tiene di più e che le piacerebbe vedere realizzato entro la conclusione del suo mandato?
Riuscire ad andare avanti in questi tre anni tutti insieme, riuscire a dare stabilità alle strutture con la nomina dei primari e integrare ospedale e territorio. Inoltre io tengo molto al tema delle fragilità, e quindi alla ripartenza di medicina generale, pediatria di libera scelta, specialistica ambulatoriale ma soprattutto di assistenza domiciliare, cure palliative e assistenza ai disabili. Di questo parliamo ormai da quindici anni, ma quando bisogna scegliere, le risorse vengono sempre investite negli ospedali. Non dico che questo non debba essere fatto, ma così facendo il territorio, di cui abbiamo capito l’importanza proprio durante questi mesi di pandemia, non decollerà mai.

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